Giovedì 23 Novembre 2017
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La responsabilità professionale dell'avvocato

Di seguito una panoramica sulla responsabilità dell’avvocato.

Dottrina e giurisprudenza qualificano l’obbligazione dell’avvocato, sia per la sua attività stragiudiziale che per quella giudiziale, quale obbligazione di mezzi e non di risultato, sicchè l’avvocato non è responsabile se il suo cliente non raggiunge il risultato sperato, e , comunque, ha diritto al compenso della causa o dell’affare. Anche di recente, la Cassazione con la sentenza n° 230 dell'11 gennaio 2010 ha affermato: “il rapporto professionale che lega l'avvocato al cliente comporta una obbligazione di mezzi e non di risultato sicché l'inadempimento del professionista non può essere desunto dal mancato raggiungimento dell'utile a cui mira il cliente ma soltanto alla violazione del dovere di diligenza adeguato alla natura dell'attività esercitata”.

Poichè rientra nel dovere del professionista svolgere ogni attività necessaria e utile alla fattispecie concreta, parte della dottrina e della giurisprudenza supera la distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato, affermando che il professionista, quindi, sarebbe tenuto a raggiungere il fine ultimo voluto dal cliente svolgendo una serie di prestazioni, comportamenti e atti conformi alle regole dell'arte e alle norme di correttezza; il risultato si identificherebbe non nell'integrale soddisfazione del cliente, ma nell'attuazione di tutte quelle attività, anche di natura discrezionale, che si rendono necessarie e opportune affinché l'opera possa realizzarsi. 

Vi è pertanto responsabilità dell'avvocato quando questi non pone in essere tutte le attività necessarie al raggiungimento del fine del proprio cliente.

Ipotesi tipiche di responsabilità dell'avvocato sono:

1) il colposo mancato rilievo della prescrizione: l'avvocato risponde se non eccepisce la prescrizione o se ha iniziato la causa senza aver rilevato l'esistenza della prescrizione del diritto e se, eccepita la prescrizione da parte del convenuto, non abbia avvisato di ciò il proprio cliente;

2) per l'intervenuta decadenza, per la mancata colposa proposizione di una valida impugnazione, della redazione di un atto, per la mancata intimazione dei testi, per la colposa erronea interpretazione di una norma;

3) per la mancata partecipazione alle udienze, per il mancato deposito di atti e/o documenti;

4) per la mancata informazione relativa a essenziali scelte processuali;

5) per l'inadempimento dell'obbligo di rendiconto.

I casi più frequenti di responsabilità dell'avvocato sono riconducibili ad omissioni di informazioni e mancata impugnazione o opposizione di provvedimenti.

Responsabilità per  omessa informazione al cliente.

Particolare importanza nell'ambito della responsabilità dell'avvocato sta assumendo sempre più il ruolo degli obblighi di informazione: l'avvocato ha, cioè, anche il dovere di informare il proprio assistito sulle possibilità' di successo della causa, al fine di metterlo in condizione di decidere circa l'opportunità o meno di svolgere l'azione giudiziaria; solo in presenza di una corretta informazione fornita dal difensore si può ritenere formato il consenso del cliente prima al conferimento dell'incarico, e poi all'inizio o alla prosecuzione della causa.   All'atto dell'assunzione dell'incarico e nel corso del suo svolgimento, l'avvocato deve prospettare al cliente le questioni di fatto e/o di diritto, riscontrate ostative al raggiungimento del risultato o comunque produttive d'un rischio di conseguenze negative o dannose, sconsigliandolo dall'intraprendere o proseguire la lite ove appaia improbabile tale positiva soluzione e, di conseguenza, probabile un esito sfavorevole e dannoso.  

Responsabilità per la mancata proposizione dell'impugnazione.

La mancata proposizione dell'impugnazione non genera di per sé un danno al cliente e, quindi, non è idonea a far sorgere in modo automatico la responsabilità del difensore, perché il danno per il cliente non è dato dalla mancata proposizione dell'appello in sé e per sé, bensì è dato dal mancato raggiungimento dei benefici conseguenti all'esito vittorioso del giudizio d'appello che poteva essere proposto. Poiché  il professionista non è tenuto a garantire l'esito favorevole dell'impugnazione auspicato dal cliente, per valutare se l'avvocato sia o meno responsabile per aver cagionato un qualche danno al proprio cliente non proponendo l'appello, è necessario valutare, sulla base di criteri probabilistici, se il gravame, nel caso fosse stato proposto, sarebbe stato giudicato fondato. Pertanto, sul cliente che affermi la responsabilità del proprio avvocato grava l'onere di provare il presupposto della fondatezza dell'appello, vale a dire l'erroneità della sentenza da appellare. Infatti, secondo l'orientamento della giurisprudenza, il cliente che chieda al proprio difensore il ristoro dei danni che egli assume aver subito a seguito della mancata impugnazione della sentenza di primo grado, non può limitarsi a dedurre l'astratta possibilità della riforma in appello di tale pronuncia in senso a lui favorevole, ma deve dimostrare anche l'erroneità della pronuncia in questione oppure dimostrare con ragionevole certezza che il gravame, se proposto, sarebbe stato accolto.

Lo stesso principio si applica in tutti i casi di mancata impugnazione, come ad esempio in caso di mancata opposizione del decreto ingiuntivo.

Responsabilità e scelte di strategia processuale.

In passato la giurisprudenza escludeva la possibilità di configurare una responsabilità dell’avvocato connessa alle scelte di strategia processuale, salvo il caso di dolo o colpa grave dell’avvocato.

Dal 2010, la Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità professionale del difensore allorquando la soccombenza sia dipesa da errori di impostazione attinenti alla sfera processuale, ed anche quando il risultato perseguito del cliente sia stato raggiunto con un tempo maggiore rispetto a quello che sarebbe servito con una diversa strategia processuale, posto che anche il tempo può costituire un danno, come confermano le disposizioni di legge che consentono alle parti di far valere la responsabilità dello Stato per l'eccessiva durata dei processi.

Il danno.

Il danno frutto di responsabilità professionale dell’avvocato è fondamentalmente riconducibile al danno da perdita di chances, ove la chance, o concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene o risultato, non è una mera aspettativa di fatto ma un'entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile d'autonoma valutazione, onde la perdita della possibilità consistente di conseguire il risultato utile del quale risulti provata la sussistenza, configura un danno concreto ed attuale.

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