Lunedì 25 Settembre 2017
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La responsabilità professionale del direttore dei lavori

La responsabilità del direttore dei lavori.

Il direttore dei lavori, quale professionista tecnico, si distingue dall'assistente ai lavori (capo-cantiere) che, come mero dipendente dell'appaltatore, svolge mansioni esecutive ed è quindi privo di autonomia decisionale. L'obbligazione del direttore dei lavori consiste in un'opera di controllo e verifica, per conto del committente, della regolarità ed del buon andamento dell'opera posta in essere dal costruttore. Secondo una consolidata giurisprudenza, essa costituisce un'obbligazione di mezzi e non di risultato, in quanto ha per oggetto la prestazione di un'opera intellettuale. La giurisprudenza precisa e delimita il contenuto dell'obbligazione del direttore dei lavori affermando che questi non ha l'obbligo di essere continuamente presente all'esecuzione di essi o comunque di intervenire ad ogni operazione materiale relativa all'esecuzione stessa, essendo tali mansioni affidate all'assistente; tuttavia, egli non deve necessariamente fidarsi dell'impresa appaltatrice dei lavori fino al punto da essere esonerato dall'obbligo di esercitare una qualsiasi sorveglianza, almeno periodica, e, comunque, idonea ad assicurare che l'opera sia eseguita in conformità del progetto ed a regola d'arte, nonché di verificare, almeno con ispezioni saltuarie, la qualità e la quantità dei materiali impiegati nella costruzione, al fine di evitare, per quanto possibile, le frodi che possano essere consumate a danno del committente.

Responsabilità solidale tra appaltatore e progettista.

Per lungo tempo la giurisprudenza della Suprema Corte ha escluso la solidarietà tra progettista ed appaltatore, assumendo che la solidarietà presuppone che il fatto giuridico, da cui deriva il debito, sia unico per due o più soggetti, mentre nella specie le responsabilità discendono da diversi contratti (rispettivamente: di appalto e di prestazione d'opera professionale), e potrebbero divenire solidali solo nell'ipotesi di collusione, perca avrebbero allora origine da un unico illecito extracontrattuale. Successivamente la Suprema Corte ha cambiato il proprio orientamento affermando che quando un medesimo danno è provocato da più soggetti per inadempimento di contratti diversi intercorsi rispettivamente tra ciascuno di essi e il danneggiato, come nel caso del danno risentito dal committente di un'opera per concorrenti inadempimenti del progettista e dell'appaltatore, sussistono tutte le condizioni necessarie perca i corresponsabili siano tenuti a risarcirlo in solido. Perciò, fuori dal caso eccezionale in cui agisca come nudus minister del committente, l'appaltatore non può limitarsi ad accettare qualsiasi direttiva di costui, col rischio di rendere tutta l'opera non solo inutile, ma anche dannosa, ma ha il dovere di prospettargli le eventuali obiezioni tecniche che in ipotesi si frappongano all'esecuzione di un dato lavoro.

Responsabilità extracontrattuale del progettista e del direttore dei lavori.

Secondo un indirizzo piuttosto consolidato della giurisprudenza, la norma di cui all'articolo 1669 c.c. configura una responsabilità extracontrattuale, di ordine pubblico, sancita per ragioni e finalità di pubblico interesse; per tale ragione, la disciplina di cui all'articolo 1669 c.c. viene utilizzata anche quando manchi tra danneggiante e danneggiato l'intermediazione di un contratto di appalto per il fatto che ci si trovi di fronte ad un costruttore in proprio che ha poi venduto l'immobile; o, ancora, l'articolo 1669 c.c. è utilizzabile anche dal terzo, estraneo al contratto di appalto, che tuttavia ha subito danni dalla rovina dell'immobile. L'inquadramento dell'articolo 1669 c.c. nell'ambito della responsabilità extracontrattuale ha l'effetto di far ritenere tale disposizione applicabile anche al progettista e al direttore dei lavori; la giurisprudenza afferma che tale responsabilità debba estendersi a quanti abbiano collaborato alla costruzione, sia nella sua fase ideativa con la redazione del progetto, sia in quella attuativa mediante la elaborazione dei calcoli di resistenza per il dosaggio del cemento armato, tutte le volte che si dimostri che i vizi si siano verificati in dipendenza e a causa di errori commessi nella progettazione, ovvero nei calcoli, oppure, nel contempo, nell'una e negli altri, non potendosi negare la legittimazione passiva in soggetti che debbono essere considerati quali costruttori al pari dell'appaltatore. Tale orientamento si consolidato, ritenendo così applicabile l'articolo 1669 c.c. non solo nei confronti dell'appaltatore, ma anche nei riguardi del progettista, del direttore dei lavori e dello stesso committente che si sia avvalso di detti ausiliari.

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